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Il cuore geografico del
Cuore della colomba, ambientato intorno al
2020, è Folìa, una comunità utopica arroccata sulle balze di un Appennino
emiliano ormai spopolato dalle frane. A Folìa non circola denaro, i bambini
hanno diritto di voto nelle assemblee pubbliche, non ci sono televisori e i
computer sono nascosti in una grotta scavata nelle profondità della roccia.
A Folìa conducono i fili invisibili che uniscono vite in apparenza
destinate a non incontrarsi mai. Una coppia di teatranti, Tristram e Nisa,
vi giungono nel bel mezzo di un conflitto per il controllo delle sorgenti
che oppone la comunità e una multinazionale dell'acqua. La giovane
giornalista Moira, figlia orfana di un poliziotto italiano e di una donna
irlandese, cerca il responsabile della sua solitudine, l'oscuro uomo che ha
causato la morte del padre e del nonno materno. In una chat room la
giovane e insicura Emma ha una relazione telematica con un misterioso
Persuasore che dichiara di vivere a Folìa; Emma è una studentessa che vive
nella casa di un pittore affermato con il quale ha stretto un bizzarro
accordo: in assenza di ospiti lei gira nuda per la casa, in cambio lui le
garantisce una dimora e le paga gli studi, ma non la potrà mai toccare. Una
voce femminile narra il suo lungo peregrinare nella foresta amazzonica
insieme a un gruppo di indios guaranì, guidati dalle visioni di uno
sciamano chiamato il Sognatore, alla ricerca della Terra Senza Mali.
Il filo morale che unisce le trame che convergono verso
Folìa è quello della Riconciliazione.
Nel libro mi sono divertito a incorporare nel testo frammenti di
altri autori, rivelando però la fonte in una rubrica di ringraziamenti alla
fine del romanzo (per chi ci arriva). Ad esempio, in un momento importante della sua
vita, una delle protagoniste
dice: sogno un luogo che si chiama la Valle del Perdono, dove il solo governo è quello dell'albero dei
pomi e le forze schierate dell'esercito sono gli
striscioni d'orzo all'interno di umili tenute. Qui, il derubato è il poeta caraibico Derek
Walcott, il cui poema Migranti, al quale mi sono
abbeverato, merita una citazione (la traduzione è di Luigi Sampietro):
(...) io conosco quel lago e anche le locande, la birra
che si beve,
e quelle sono le montagne dove riponevo la mia fede,
ma adesso sulla carta, che è simile a un mostro, altro
non si vede
che una rotta che ci porta verso il Nulla, anche se sul
retro
c'è la veduta di un posto che si chiama la Valle del
Perdono,
dove il solo governo è quello dell'albero dei pomi e le
forze
schierate dell'esercito sono gli striscioni di orzo
all'interno di umili tenute (...).
La pagina dell'editore dedicata
a
Il cuore della colomba.
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