Paolo Galloni

 scrittore, saggista

 despecialista

IL CUORE DELLA COLOMBA

 

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Il cuore geografico del Cuore della colomba, ambientato intorno al 2020, è Folìa, una comunità utopica arroccata sulle balze di un Appennino emiliano ormai spopolato dalle frane. A Folìa non circola denaro, i bambini hanno diritto di voto nelle assemblee pubbliche, non ci sono televisori e i computer sono nascosti in una grotta scavata nelle profondità della roccia. A Folìa conducono i fili invisibili che uniscono vite in apparenza destinate a non incontrarsi mai. Una coppia di teatranti, Tristram e Nisa, vi giungono nel bel mezzo di un conflitto per il controllo delle sorgenti che oppone la comunità e una multinazionale dell'acqua. La giovane giornalista Moira, figlia orfana di un poliziotto italiano e di una donna irlandese, cerca il responsabile della sua solitudine, l'oscuro uomo che ha causato la morte del padre e del nonno materno. In una chat room la giovane e insicura Emma ha una relazione telematica con un misterioso Persuasore che dichiara di vivere a Folìa; Emma è una studentessa che vive nella casa di un pittore affermato con il quale ha stretto un bizzarro accordo: in assenza di ospiti lei gira nuda per la casa, in cambio lui le garantisce una dimora e le paga gli studi, ma non la potrà mai toccare. Una voce femminile narra il suo lungo peregrinare nella foresta amazzonica insieme a un gruppo di indios guaranì, guidati dalle visioni di uno sciamano chiamato il Sognatore, alla ricerca della Terra Senza Mali.

Il filo morale che unisce le trame che convergono verso Folìa è quello della Riconciliazione.

 

Nel libro mi sono divertito a incorporare nel testo frammenti di altri autori, rivelando però la fonte in una rubrica di ringraziamenti alla fine del romanzo (per chi ci arriva). Ad esempio, in un momento importante della sua vita, una delle protagoniste dice: sogno un luogo che si chiama la Valle del Perdono, dove il solo governo è quello dell'albero dei pomi e le forze schierate dell'esercito sono gli striscioni d'orzo all'interno di umili tenute. Qui, il derubato è il poeta caraibico Derek Walcott, il cui poema Migranti, al quale mi sono abbeverato, merita una citazione (la traduzione è di Luigi Sampietro):

(...) io conosco quel lago e anche le locande, la birra che si beve,

e quelle sono le montagne dove riponevo la mia fede,

ma adesso sulla carta, che è simile a un mostro, altro non si vede

che una rotta che ci porta verso il Nulla, anche se sul retro

c'è la veduta di un posto che si chiama la Valle del Perdono,

dove il solo governo è quello dell'albero dei pomi e le forze

schierate dell'esercito sono gli striscioni di orzo all'interno di umili tenute (...).

 

La pagina dell'editore dedicata a Il cuore della colomba.

 

 

e mail: lettera@paologalloni.it