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I Signori degli animali sono gli esseri
soprannaturali, pensati sia al maschile che al femminile, che
presiedono alla riproduzione e alla distribuzione della
selvaggina in tutte le culture umane in cui, dalla Preistoria
al secolo XX, la caccia ha svolto un ruolo centrale. C’è un
filo sottile, ma non invisibile che ancora lega le pitture
rupestri, le divinità della natura e delle fiere
dell’antichità classica, le fate silvestri e i giganti
selvaggi della narrativa medievale e gli spiriti guida degli
sciamani eurasiatici e amerindi: a unirli è l’ombra dei
Signori degli animali. E, ancora, si scorge un nesso non del
tutto reciso tra l’esperienza dell’umanità paleolitica di
essere a un tempo predatrice e preda, i miti e le leggende che
narrano di creature mostruose che richiedono il tributo di
vittime innocenti, l’offerta da parte dei cacciatori di
porzioni di carne agli spiriti del bosco, i sacrifici cruenti
alla divinità nelle religioni maggiori e – elemento che a
prima vista, ma solo in apparenza, può apparire fuori contesto
– la fondazione primordiale della religione e della politica:
quando i detentori del potere, da Ciro di Persia ai dittatori
del Novecento, assumono su di sé le prerogative dei Signori
degli animali è di nuovo l’ombra della Preistoria che si
allunga fino sfiorarci.
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