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Mario
Rigoni Stern su Storia e Cultura della caccia: "Concentrare
tanta storia in 250 pagine non è cosa da poco, perché mitologia,
filosofia, religione e tecnologia sono talmente concatenate al tema che
ciascuna meriterebbe un trattato (...). Ma non è un’enciclopedia, bensì
uno studio serio e articolato su cosa era la caccia per l'umanità, cosa
ancora oggi significa e resta dopo cinquecentomila anni da quando venne
praticata per la prima volta dall'homo erectus”.
Marina Montesano,
(Università di Genova, Il Manifesto, 24.11.2007): su Le ombre
della Preistoria:
«I miti e i simboli che legano gli esseri
umani al mondo animale sono innumerevoli e presenti pressoché in ogni
cultura. I secoli che comunemente definiamo come «medievali» ne offrono
infiniti esempi: sebbene la loro interpretazione non sia sempre facile, essi
pervadono la letteratura dando vita a quella che Jacques Le Goff ha potuto
qualificare come «mitologia cristiana», quel patrimonio di immagini, culti e
leggende di origine pagana, che attraverso intricate vicende acculturative
passarono nell'immaginario di una società ormai uniformemente e
ufficialmente cristiana. Fra i molti esempi possibili la donna-serpente
Melusina, «fata» legata all'universo delle acque, celebre per una storia che
dal Gautier Map dei De nugis curialium e dal Gervasio di Tilbury degli Otia
imperialia dei primi del Duecento passò, tradotta in romanzo cavalleresco
alla fine del Trecento da Jean d’Arras, a glorificare l'origine di un casato
della Francia centrale, i Lusignano. O la divinità cacciatrice, identificata
con la latina Diana, che le fonti mediolatine descrivono alla guida di una
corte di donne che in notti particolari si librano in volo coprendo distanze
fenomenali: un tema che diverrà un pilastro nelle credenze stregoniche.
Anche in settori in apparenza meno legati all’universo precristiano, come le
leggende agiografiche, emerge il potere dei miti legati al mondo animale: è
il caso delle Vite di «santi-cacciatori» come Germano di Auxerre o Uberto.
Paolo Galloni è da anni un esperto nel decifrare questo patrimonio di
leggende; ma con il suo ultimo lavoro, Le ombre della Preistoria.
Metamorfosi storiche dei Signori degli animali (Edizioni dell'Orso,
2007, pp. 254, euro 31), egli ci porta ben oltre, in una carrellata
affascinante attraverso miti e credenze eurasiatiche. Prendendo in esame
testimonianze figurative protostoriche, fonti letterarie medievali, persino
vicende moderne, Galloni dimostra che tali reminiscenze affondano le loro
radici nella cultura dei cacciatori che già nel paleolitico popolavano
l’Europa: i Signori degli Animali sarebbero dunque le figure soprannaturali,
maschili o femminili, che presiedono alla riproduzione e alla distribuzione
della selvaggina nelle culture dove, dalla Preistoria in poi, la caccia ha
svolto un ruolo essenziale. L’ipotesi di lavoro di Galloni fa riferimento
all’idea di una diretta discendenza culturale fra il paleolitico e le età
successive, collegandosi a quella «teoria della continuità» (linguistica, ma
non solo) che ha il suo maggiore interprete nel glottologo Mario Alinei, una
teoria tutt’altro che maggioritaria nel mondo degli studi, ma che è
difficile liquidare con sufficienza. Anche al di là di tale ipotesi,
comunque, il lavoro compiuto da Galloni rimane valido per la mole del
materiale raccolto e la capacità di collegare miti e riti di epoche e
culture lontane fra loro».
Francesca Avanzini (Gazzetta di Parma, 21.12.2005)
su Parole, cose, guarigioni: "Il libro ripercorre l'affascinante
storia dell'affermarsi della medicina quale noi la conosciamo, il suo
sorgere da un terreno misto di religione, spere empirico, magico ed
erboristico, fino all'odierna affermazione impresindibile dal potere, dalla
prevaricazione sul paziente, dalla creazione del sintomo. (...). Il libro è
un'affascinante oltre che dotta e documentata immersione in un mondo di
erbe, monaci, libri magici (...). Un mondo degli albori brusco e ruvido,
concreto e carnale, così diverso dal nostro che va sempre di più verso la
disincarnazione e la rarefazione e nel quale ogni male diventa psichico;
senza che per questo faccia soffrire di meno".
Giorgio
Barberi Squarotti su Le affinità casuali: "i
racconti essenziali di visioni, sogni, memorie, avventure, sono bellissimi e
fascinosi in virtù di una scrittura elegante, rapida, acuta e arguta".
Giorgio
Barberi Squarotti su Nostra Signora Crudele: Vicende
e personaggi sono rappresentati in modo netto e sicuro, fra avventura e
mistero, storia e luoghi della vita di minimi paesi e di esemplari città
d'Europa; e la scrittura è molto efficace e inventiva.
Giorgio
Barberi Squarotti su Il cuore della colomba: "Molto
originale la scrittura narrativa: rapida, nervosa, bizzarra, in modo che
personaggi e situazioni siano ridotti all'estremo della presentazione, del
discorso, dell'evento, ma poi si sviluppano fervidamente, avventurosamente e
inventivamente, fra ironia e stupore e capovolgimento".
Franco
Cardini su Il Sacro Artefice: "Paolo Galloni, medievalista
che ama percorrere strade desuete, ha affrontato i legami fra mito e tecnica
in un libro - è il caso di dirlo - aureo e sulfureo, che esce ora presso la
romano-barese Laterza col titolo chiarissimo (che parrà tuttavia
enigmatico) di
Il
Sacro artefice. Mitologie degli artigiani medievali. (...). Di
solito, quando si affronta un tema di storia "della tecnologia", o
"della cultura materiale", si sbriga in un primo più o meno
frettoloso capitolo la noiosa bisogna delle premesse mitiche o leggendarie
per affrontare poi i problemi connessi con la realtà istituzionali e
sociali ritenute più serie. Ma in questo Paolo Galloni è un’eccezione:
l'ha dimostrato già in un suo bel libro sulla caccia nel medioevo, edito
anch'esso da Laterza. E se va avanti di questo passo, credo che gli
ammiratori di Carlo Ginzburg, di René Girard e di altri navigatori di
frontiera troveranno in lui. nei prossimi anni, un altro sicuro e fascinoso
ancoraggio.
Partendo dalla solida eredità romana (quella consegnata a testi come la Naturalis
historia di Plinio il Vecchio), il Galloni rilegge una serie vasta e
importante di trattati antichi e medievali dedicati alla fusione dei
metalli, alla tintura dei vetri e delle stoffe, alla preparazione dei colori
e via dicendo. Si affronta cosi il nodo tra sapienza artigianale e
iniziazione: e si rivisitano capitoli complessi della nostra storia
tecnologica e sapienziale, come i Lapidari in cui si
descrivevano le caratteristiche delle gemme e i trattati alchemici. Paolo
Galloni riesce a riordinare una materia troppo spesso, in passato, sconvolta
dalle maldestre incursioni di esoteristi semicolti; e coglie cosi il
nocciolo profondo esistente, nella cultura premoderna, tra visione del mondo
e tecnologia. Ne nasce un discorso affascinante e convincente sui rapporti
tra scienza, arte e artigianato di un tempo nel quale sacro e razionalità
erano profondamente connessi."
Michele
Ruele su Le Affinità Casuali: "Nella distesa di racconti in
cui in ogni istante si vola si può scegliere anche una dimensione di
abbandono, di disponibilità alla sorpresa: sì, per molti versi una
sorpresa preparata, desiderata. Ma è un’arte procurarsi le sorprese; non
chiudersi ma aprirsi; sublimare e non rimuovere. Cercare, insomma, e non
smettere di sperare. Si tratta di una disponibilità festosa: la conoscenza
ha nel suo inizio la stessa sorpresa e lo stesso entusiasmo di un inizio
d’amore".
Michele Ruele su Nostra Signora Crudele: "Mi
sono rimaste alcune sensazioni, pensieri persistenti, come quando conosci
qualcuno e la sua persona resta incollata alla tua vita. In particolare la
sensazione di essere stato vicino all'oscuro che alberga in noi e nelle
nostre azioni, comprese quelle che si riverberano nella Storia, a livello
collettivo. E poi quella di aver condiviso l'avvicinamento all'eterno
femminino, all'Ewigweibliche, sì qualcosa di romantico. Forse
le due cose non sono estranee fra loro. Leggete,
fatevi prestare, comprate questo romanzo: nulla da invidiare a niente che
stia nelle "Vele" di Fazi o nello Stile libero dell'Einaudi, sul
serio".
Roberto
Sacchi (direttore di FB-Folk Bullettin, una bella rivista che si occupa di
musica e danza tradizionali) su Nostra Signora Crudele:
"Complice un viaggio in treno ho finito il romanzo. Che dire? Mi è
piaciuto molto. Sei riuscito a trasfondere l'ineluttabilità della
Storia nelle vicende di comuni mortali. Potrei essere coetaneo della
madre di Alessandra, ho conosciuto persone che assomigliano
straordinariamente ai tuoi personaggi, anche nelle loro vicende: ho
conosciuto una Maria Vittoria, lavoro insieme a una Alessandra (che però la
casa rifugio ce l'ha qui in Oltrepò e la nonna ci vive ancora), ho avuto
amici come Ljubo, un paio sono ancora in galera e ci moriranno. Posso solo
dire che sono orgoglioso di annoverare tra gli amici di FB (e spero un po'
anche miei) uno che sa emozionare come hai fatto tu con me".
Tiziana
Lazzari su Il Cervo e il Lupo (L'Indice): "Paolo Galloni ha studiato gli
atteggiamenti culturali dell'aristocrazia medievale attraverso l'analisi del
sistema di valori e di simboli che essa connetteva all'attività venatoria. Un
lavoro nel quale la ricerca storica si coniuga all'indagine antropologica, dato
che nell'esercizio della caccia e nei suoi rituali traspaiono istanze
fondamentali del vivere sociale: la guerra, il potere, la sessualità,
l'iniziazione e la solidarietà tra maschi. Ricordando come il ceto
aristocratico che si affermò nel medioevo traeva le radici della propria
affermazione sociale dall'esercizio della forza fisica, in guerra così come
nell'esistenza quotidiana, Galloni riesce a ricostruire in modo vivace quale
funzione avesse la caccia nella vita di un guerriero: esercizio meno cruento e
pericoloso della battaglia, l'attività venatoria assumeva un valore
propedeutico nell'educazione dei giovani, così come costituiva un utile
esercizio nei periodi di inattività di cavalieri".
Sauro
Mattarelii su Donal d'Irlanda
(Domus Mazziniana):
"La vicenda, insieme mistica e avventurosa, di Donal d'Irlanda ci
immerge nel mondo fantastico e affascinante di una cronaca medievale, in cui
la ricerca della verità, che sembra essere chiusa misteriosamente in un
fortilizio inespugnabile, si fa sempre più coinvolgente e intima".
Francesco Mazzetta su Donal d'Irlanda (Mucchio
Selvaggio 442 del 15/21-05-2001): "(...) una sorta di romanzo storico scritto
simulando le cronache medievali senza mai però rinunciare alle prerogative
letterarie della contemporaneità. (...). Una prova narrativa riuscita e
particolarmente appetibile se paragonata all'indigesta ipertrofia dei romanzi
storici che vanno per la maggiore."
Massimo Gigli
su Donal d'Irlanda (Il Corriere di Rimini, 11 Maggio
2000): "L'autore, Paolo Galloni,
ci narra la storia di Donal e della sua guida, il maestro Johannes l'Irlandese;
e' un viaggio di iniziazione alla saggezza, alla spiritualità, alla verità.
Gradualmente veniamo calati, grazie all'uso di un linguaggio fortemente
emozionale, nell'avvincente susseguirsi di incantesimi e di amori, di lotte e di
incontri con creature fantastiche e bellissime fanciulle, con alterne vicende
che, seppure nel quadro di una esperienza edificante, ricordano insieme la
tradizione romanzesca medievale francese e, ancora meglio, le saghe della
cultura sassone e celtica. A una progressiva illuminazione interiore (che, in
sequenza temporale, ci e' mostrata da Galloni in una duplice prospettiva, quella
dell'autore e quella del protagonista) fa da sfondo il misterioso e suggestivo
mondo delle leggende medievali che, certamente ostile ma pieno di promesse, e'
metafora della vita, con tutte le sue tentazioni, paure, speranze, disillusioni
che distolgono l'anima - continuamente messa alla prova - dalla meta, le Isole
Felici, ovvero: Dio. (...) Quando Donal tornerà a casa, alla sua terra,
scoprirà di aver ricevuto un grande dono, quello di avvertire nelle cose, e
soprattutto nelle parole, il vero senso a lungo cercato, la tangibilità del
significato, la consistenza: "Tutto era nuovo. Vero. Anche il senso delle
parole. Di più: il loro peso". E certamente il protagonista assoluto di questo
"microbo" e' il potere evocativo e poietico della parola: non soltanto perché ne
verifichiamo la emozionalità, soprattutto in certe descrizioni della natura e
nella resa dei moti del cuore, dei fremiti d'amore - di cui e' un esempio
bellissimo l'incontro con una ragazza in 'Folgorazione' - ma anche perché è la
stessa esistenza delle parole, il loro essere, ciò che più si avvicina
all'essenza di Dio."
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